Sorseggiare una birra resa vermiglia dal succo di lamponi, in un caldo locale sbilenco. Sede spaiate, graffiti ai muri, divani di velluto smollati e consunti. Fuori dalle finestre del PlanB, vicino alla fermata della metro Politechnika, una neve farinosa danza leggera nel vento. E restare lì, in quel bar accogliente, con la musica giusta di sottofondo e il chiacchiericcio dei tuoi amici intorno, sentendoti al sicuro, protetta.
E poi ordinare un'altra birra al bancone. Piwo z sokem. E attaccare bottone con uno che fa l’aiuto regista alla Lodz film school, quella di Kieslowski e Polansky…
Varsavia è così, la sorpresa nell’ordinario. E’ quello strano Kultur Palace mastodontico, regalo di Stalin, catapultato al centro della città come un monolite kubrickiano. Ti domandi cosa ci faccia lì, cosa sia, a cosa serva. Eppure c’è, tra le casine ricostruite della Varsavia vecchia dipinte a colori vivaci e i casermoni sovietici...
Di quelli io ne vedo tanti, ogni giorno.Studio al Collège d’Europe e vivo in periferia, in un parco neoclassico tra cerbiatti e scoiattoli.Ma, superato il muro di cinta della mia gabbia dorata, tocchi con mano un’altra Varsavia, più cruda, più vera.
Siamo a Kabaty, un quartiere per ricchi, con agghiaccianti palazzi a schiera di architettura comunista, tutti con un nome, tutti numerati, come soldatini pronti a rispondere all’appello. C’è Rosola 1, Rosola2, Rosola 3, Rosola 4…Il comprensorio più vicino al mio è Il Rosola 8, con i cortili di cemento e i vigilantes ai cancelli. Sembra di essere un po’ nel film di Rodrigo Plà, La zona. Si percepisce la paura indefinita di una borghesia tronfia e inquieta, che compra pierogy precotti al Tesco aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e manda i figli alla Warsaw School of Economics.
Varsavia è così, brutta, affascinante, incomprensibile, dai margini sfuocati. E mi piace camminare in questa sfuocatezza lungo la Vistola ghiacciata, con Chopin che mi delizia dall’i-pod e il sapore di una charlotka alla panna ancora sul palato.
Francesca
martedì 7 aprile 2009
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